Pignolo e Picolit: i vitigni autoctoni del Friuli da scoprire in una degustazione

In una regione che il mondo conosce per i suoi bianchi, i due vini che raccontano meglio i Colli Orientali del Friuli sono un rosso testardo e un dolce rarissimo. Nessuno dei due è comodo: uno chiede quasi cinque anni prima di uscire dalla cantina, l'altro produce così pochi acini che coltivarlo, sulla carta, non converrebbe.

Sono rimasti perché qualcuno ha deciso che valeva la pena. Ecco chi sono, perché appartengono a queste colline più di qualsiasi altro vitigno e come assaggiarli per capirli davvero.

Pignolo e Picolit: i vitigni autoctoni del Friuli
Pignolo e Picolit: i vitigni autoctoni del Friuli

Pignolo: il vino rosso del Friuli sopravvissuto per un soffio

La prima traccia scritta è in un documento del 1398, ma la storia moderna del Pignolo comincia negli anni Settanta, tra i vigneti dell'Abbazia di Rosazzo, quando pochi vignaioli decisero di salvare un vitigno che il mercato stava cancellando. Tra loro Domenico Casasola, che ne recuperò la pianta, e Girolamo Dorigo, che lo coltivò con dedizione sulle colline di Montsclapade, quelle di cui siamo custodi dal 2012.

Il nome viene dal grappolo, compatto come una pigna, con acini piccolissimi di circa un centimetro. Rende poco, matura tardi e da giovane è scontroso: servono almeno 48 mesi in barrique di rovere francese e altri sei mesi in bottiglia per arrotondarne gli spigoli. Nel calice è rosso rubino quasi impenetrabile, con cuoio, caffè, legno arso, confettura di amarene, pepe nero e liquirizia, e tannini vigorosi bilanciati da una densità sapida.

Quanto è raro? Se ne producono circa 56.000 bottiglie l'anno in tutto. Se stai cercando un Pignolo, il vino del Friuli da assaggiare almeno una volta, una visita in cantina resta il modo più semplice per incontrarlo.

Picolit: il bianco che nasce da un limite

Il Picolit è l'altra faccia della stessa ostinazione. È un vitigno autoctono documentato con precisione dal 1750, quando conquistò le corti europee, e oggi tutelato dalla DOCG dei Colli Orientali.

La sua particolarità è anche il suo problema: molti fiori non allegano, e il grappolo arriva a maturazione con pochissimi acini. Poca uva, molta fatica. I grappoli vengono raccolti a mano a fine settembre, messi in cassette e lasciati appassire naturalmente all'aperto per circa due mesi; poi una pressatura leggera, la fermentazione in acciaio e oltre trenta mesi di riposo in legno prima della bottiglia, che è da 375 ml.

Il risultato è oro brillante con riflessi ambrati, con note di uva sultanina, datteri, albicocca secca e miele. In bocca è dolce ma teso, sostenuto da acidità e mineralità: un finale lungo che non stanca mai. Non è un vino da fine pasto qualsiasi, è un vino da meditazione.

Una mano raccoglie grappoli di Picolit messi ad appassire, sopra il letto di uva in appassimento

Perché sono identitari dei Colli Orientali del Friuli

Perché non esistono altrove, o quasi. Entrambi affondano le radici nella ponca, la marna eocenica che qui costituisce il suolo, su colline tra i 100 e i 200 metri che raccontiamo per esteso nella pagina Terroir. È l'escursione termica di questo posto a dare al Pignolo la struttura e al Picolit l'acidità che ne impedisce la stucchevolezza.

E poi c'è la parte umana: sono sopravvissuti a un'epoca in cui il mercato chiedeva vitigni più produttivi e più facili, e hanno resistito perché alcune famiglie hanno scelto la continuità invece della convenienza.

Come si degustano al meglio

Pignolo

Servilo a 18 °C, in un calice ampio, e apri la bottiglia con almeno un'ora di anticipo. A tavola vuole carni importanti alla brace, selvaggina di grossa taglia, formaggi stagionati.

Picolit

Una degustazione di Picolit funziona meglio a 10-12 °C, in un calice piccolo e in porzioni ridotte: bastano pochi centilitri. L'abbinamento più interessante non è il dolce zuccherino, ma il contrasto con formaggi erborinati o stagionati e piccanti. Ottimo anche con la pasticceria secca, o da solo.

Assaggiali dal vivo con la nostra esperienza Abbinamenti in confidenza

Leggerne è utile, berli è un'altra cosa. Abbinamenti in confidenza è la nostra esperienza pensata proprio per questo: visita alla cantina e poi quattro sapori inaspettati, studiati apposta per esaltare i vini che li accompagnano — una degustazione di quattro vini autoctoni e internazionali dei Colli Orientali con abbinamento su misura. Due ore, da 45 €, seduti a tavola senza fretta.

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E se il Picolit ti è venuto in mente per qualcun altro: una degustazione si può regalare. Il buono va da 10 a 30 €, arriva via email in pochi minuti, non ha scadenza, e chi lo riceve sceglie con calma quale esperienza fare.

Maman
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