Il bello della tempesta perfetta prima della vendemmia

Il bello della tempesta perfetta prima della vendemmia

Maggio 2021. Proprio mentre la pandemia sembrava allentare un po’ la sua stretta, noi in vigna stavamo combattendo una tempesta perfetta. L’annata rischiava di andare perduta come lacrime nelle pioggia, avrebbe (forse) recitato Rutger Hauer. Gli interventi che avevamo svolto per mantenere sane le viti stavamo per sfumare sotto precipitazioni quasi incessanti. Ma, nel migliore spirito scout, abbiamo osservato, dedotto e agito, consci che non è mai banale scegliere una strategia urgente quando preferisci evitare di sparare con il bazooka ai moscerini.

A Ipplis, dove coltiviamo alcuni dei nostri vigneti, ha piovuto il 27% del totale rilevato in un anno. Due terzi delle giornate di maggio sono state caratterizzate da piogge, mentre un terzo da cielo coperto. 377 millimetri di acqua ci hanno chiesto di dare il massimo per monitorare l’effetto dei nostri interventi. A Montsclapade invece, l’altra collina che curiamo, sono caduti 277 millimetri, ben 100 in meno rispetto a Ipplis, che in linea d’aria dista una manciata di chilometri.


Una collina può essere molto differente da un’altra, anche se le distanze sono minime.

Nonostante la crescente (per fortuna) sensibilità verso l’ambiente, in vigna ci stiamo abituando a gestire eventi climatici impegnativi. La pioggia che oggi cade in Friuli non è così diversa da quella caduta negli anni scorsi, ma non è più distribuita nel tempo. Può capitare un mese in cui piove un quarto dell’anno e per noi significa che dobbiamo immagazzinare l’acqua e conservarla nel suolo per averla disponibile quando ce ne sarà bisogno, per garantire alle piante meno stress possibile.

Poiché il terreno è di fatto una spugna, facciamo in modo che non si asciughi strizzato e sottile come una pezza e che, anzi, sia un mezzo soffice, capillare e assorbente. Dobbiamo perciò fare attenzione al compattamento del suolo, agli sfalci, a come tagliamo l’erba, al sovescio, ovvero all'interramento di apposite colture per mantenere o aumentare la fertilità della terra e strutturarla. Dobbiamo anche gestire la chioma della pianta (un po’ come fare barba e capelli) dove possiamo togliere alcune foglie per esporre i grappoli alla luce del sole. Tutte le pratiche però risentono dell’imprevedibilità, figurati quando il cielo si fa grigio scuro. 


Ma c’è qualcosa di terribilmente bello anche nella tempesta perfetta: un bagno di umiltà.

Quando la Natura mostra i muscoli, ti accorgi della sua drammatica bellezza. I  problemi che prima reputavi grandi diventano piccoli e capisci che non ha senso farle la guerra, che la via è conoscerla e conviverci. E poi, l’incertezza provocata dalla tempesta rende più affascinante il mestiere del vignaiolo. Il brivido è sempre lì, sotto la prima goccia. Tutto può succedere e ogni anno è una storia a sé. Se ci pensi, il vino è uno dei pochi prodotti per cui si può parlare di annata, dove puoi valorizzare solo quello che raccogli, nulla di più.

Se questa fosse stata la nostra prima vendemmia in assoluto, saremmo stati nei guai. Il mestiere del vignaiolo è come un gioco da tavolo, con qualche stranezza: ogni giro cambia qualche regola e per vincere devi intuire quali regole cambieranno. L’esperienza pregressa in questo caso è tutto, devi avere il tempo di imparare. Se noi sfornassimo pane, tecnicamente di test ne avremmo parecchi; ma la verità è che i vignaioli di infornate ne hanno solo una all’anno.

La vendemmia 2021 ci ha fatto tornare ai tempi che erano

Abbiamo cominciato a raccogliere l’uva i primi di settembre e abbiamo terminato poco più di un mese dopo, come tanto tempo fa. Abbiamo raccolto il Pignolo l’8 ottobre, un giorno prima rispetto alla vendemmia del 1895 dell’azienda Casasola, i custodi del più antico vigneto del Pignolo. 

Ci aspettiamo vini bianchi ampi. Saranno ricchi, saporiti, profumati, con bouquet enormi. Avranno una buona acidità e saranno grassi in bocca, oltre che caldi. Saranno un po’ gourmet. I vini rossi risentiranno dell’aumento generale della temperatura, ma in bene. Saranno molto concentrati, longevi, maturi. In degustazione regaleranno la gradevole sensazione astringente di una noce, un asciutto piacevole e non acerbo. Saranno dei rossi da bere sia d’annata che da scorta in cantina.

Come tutte, anche questa vendemmia non è solo il prodotto di un’annata, ma è anche il frutto di scelte che si fanno dal giorno “uno”, quello in cui hai cominciato a mettere mano alla terra e a imparare, soprattutto dalle tempeste perfette. Per noi, quel giorno è stato il 1922.


Maman
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